9 mag 2019

Ama il tuo tempo

Ama il tuo tempo
come una crisalide ama il suo rifugio
che conosce la fatica di mille istanti
per il piacere di sbattere le ali
e sentirsi parte del mondo
del suo eterno cambiamento.

Ilaria Cino, maggio 2019

6 mag 2019

Se cammino su campi pietrosi

Se cammino su campi pietrosi
dimenticando i passi
tuo è l'effetto, del tuo vino azzurro
che come un veleno
mi fa risorgere dalla polvere
facendomi combaciare le rime.
Il mal d'amore rivedo sopito
sul fondale dei vaticinio
il secolo ritorna frutto
e dell'autunno afferro ciò che langue
sulle nostre tenere bocche.

Ilaria Cino, giugno 2016 

5 mag 2019

Da una trincea di vento. Lorenzo Mullon


Fonte:https://lestanzedicarta.blogspot.com
by Ilaria Cino
05 maggio 2019

“Da una trincea di vento” di Lorenzo Mullon è un libro di poesie che si legge tutto d’un fiato ma più che di poesie parlerei di massime sapienziali, frammenti di sensazioni e memorie danno corpo al paesaggio interiore dell’autore, un paesaggio immaginifico, una danza inattesa di farfalle che solletica il lettore, lasciandolo ispirato e voglioso. 
Il libro, organizzato in tre sezioni, è un piccolo gioiello di poesia per i buon gustai e non, dal momento che concilia pensiero, archetipi poetici, semplicità di linguaggio alla complessità del verso. A dettare l’incipit è un io poetico che si spoglia gradualmente di se stesso per farci palpare con l’immaginazione la morbidezza della sabbia, la furia del torrente, l’aria carica di fruscii, il bosco e le sue creature in attesa di schiudersi: /io che sono stato abbandonato nella notte/ ho dovuto inventare il verso del cuculo/ che ripete se stesso all’infinito/per non sparire nel buio/. Una sensibilità serafica quella del Mullon, poeta ed amico delle cose inutili ma utili a contrastare la cupezza della realtà con l’inventiva poetica e la forza dei sogni: /… io fui padre e madre e nato/e da quel momento mi dibatto nei ruoli/ tirato per i capelli/tra la realtà/ e la forza dei sogni che mi sollevano e mi sfiniscono/è un antico motore/alza e abbassa il sipario/e io provo disperatamente/a stare da una parte e dall’altra…/. 
Nulla è lasciato al caso e alla banalità, il buio assieme alla spoetizzazione dell’io è matrice di vita che genera la luce del verso, la locomotiva che percorre l’opera dandoci l’idea dell’esperienza creativa; il corpo è un luogo di scambio per riflessioni Rilkiane, ricettivo alle voci segrete dell’ambiente circostante che vengono interiorizzate e lasciate decantare: /questa mattina vibra tutto/le colonne, l’acqua, il cielo/come se potessi imprimere /alle cose/la mia meraviglia/. L’osservazione della natura e le sue geometrie hanno un posto privilegiato, essendo il confine per divenire altro, per portare in superficie l’incendio sotteraneo, e regalarci sguardi inediti, metamorfosi e dilatazioni dello spazio: /ho fatto spazio dentro di me/ piano piano sono entrati la radura/ il grande faggio/il lago e il suo promontorio…/, dove lo spazio stesso è espressione di una verbalità emergente, un contenitore dei rumori del mondo; così la montagna si anima di gesti: /ogni tanto la montagna come la gallina/butta fuori un sasso che ha covato per secoli; gli alberi diventano illogici: /…mi piacciono gli alberi perché sono illogici/ non ha senso crescere così in alto/ basta restare un cespuglio, un’erba, un lichene/ invece a loro piace ospitare i nidi e gli scoiattoli/ e gonfiarsi di vento…/e le stelle oscillano: / non potendoti cullare/le stelle oscillano/. 
La chiusura di ogni poesia è una finestra che illumina il vissuto arricchendolo di considerazioni taoiste, nessuna esperienza individuale cade invano senza lasciare traccia, da qui l’invito alla poesia, alla ricerca del bello quotidiano, di quel quid che riporta la vita ad una dimensione più umana e musicale dal momento che “…ogni azione ha un significato eterno e resterà scolpita nei colori dell’alba o urlerà nel vento”.

14 apr 2019

Domenica delle palme


Il mio nome di amante
sulla tua bocca di amante  
ha un non so che di oscuro
di fatalmente vivo
così nella presa di un sospiro
un poeta si avvia belatamente
a coltivare la chiamata 
a tenere assieme frammenti di vita
per farne altro
per farne qualcosa di eterno.

Ilaria Cino, Aprile 2019    

12 apr 2019

La delusione è un male che si conosce ogni volta che ci si ricrede sulle persone.