4 set 2019

E come il vento. L'infinito, lo strano bacio del poeta al mondo. Davide Rondoni

by Ilaria Cino
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Quando ci si confronta con un libro come quello del Rondoni “E come il vento. L’infinito, lo strano bacio del poeta al mondo” (Fazi, 2019) si è rapiti da una grande paura, la paura di non farcela con le parole ad esprimere l’immensità che il libro racchiude. Una scrittura fluida e confessionale ci accompagna a distanza di duecento anni nell’Infinito di Leopardi, in questa poesia magnete che sposta energie, come fosse uno di quei materiali reagenti che provocano cose strane in quel che toccano. Ma quali energie si scatenano nel Rondoni nel mormorare questa poesia? Sentimenti di bellezza, ricordi giovanili […ma la poesia parla a quel ragazzino di dieci anni fermo in piedi a Cervia, parla al mio passato stanco tra i buttati in terra alla stazione Termini, parla al mio cuore straziato di molto amore e molta vita…], aneddoti sulla vita e sul pensiero di Leopardi, riflessioni sulla poesia, su quest’urlo che determina un gran silenzio o uno spostamento, un piccolo o un lungo naufragare. Molti pensano di conoscere L’infinito e invece si scopre sempre qualcosa come afferma il Rondoni, e ha ragione dal momento che la maggior parte delle persone percepiscono l’infinito come qualcosa di profondamente lontano da loro, come “un’elucubrazione da spiriti bizzarri o una speculazione da gente interessata a problemi astratti” e non come “un morso nel cuore, una questione che fa tremare e piangere e danzare”: [… L’infinito è la forza più concreta della vita. La sentiamo ogni volta che un’esperienza di fine segna la nostra vita. Se non avessimo in noi, connaturato, un qualche legame con l’infinito, la fine delle cose, specie delle più piacevoli meriterebbe solo una nostra presa d’atto, una constatazione. Il dispiacere, il dolore sono esistenzialmente sintomi e testimoni di una parte di noi che conosce e desidera l’infinito…].