6 ott 2017

Sartie, Lune e altri bastimenti. Paola Casulli.

Fonte: lestanzedicarta.blogspot.it
by Ilaria Cino
06 ottobre 2017


Sartie, Lune e altri bastimenti
La Vita Felice, 2017
Il libro di Paola Casulli "Sartie, Lune e altri bastimenti" è un'interessate testimonianza di poetica femminile sulla relazione tra due "Mondi incommensurabili, tra l'uomo e il mare"; intesi come due opposti linguaggi, entrambi dotati di "avidità d'intenti" che cercano sull'orizzonte immaginario della parola una misura dialogica comune. S’intravede nell’opera poetica della Casulli una concezione della poesia prossima a quella della Rosselli, come terreno linguistico su cui si scontrano il linguaggio del privato, dell’interiorità e quello più superficiale, riconducibile ad una dimensione più corporea, riuscendo tuttavia a superare, nella sintesi finale, quel senso di annichilimento proprio della tensione conoscitiva: [… Ora penetro sotto il grande mare/ad assiderarmi nella luce/che pian piano affievolisce/fino a spingermi nel profondo/e lì inspirare le ragioni dell’oblio/A disfarmi di un corpo per un altro più sottile/Che arrivi a lui/Al mio sposo/…]. 
L'esperienza creativa si sviluppa attraverso una scrittura surreale che ha in sé quella vaghezza propria dei simbolisti, il cui intento non era descrivere la realtà nei termini Montaliani "del mal di vivere", piuttosto cogliere impressioni per penetrare nell'intimo delle cose; parimenti siamo in presenza di un "sabotaggio raffinato del vivere" che si configura o come tempo di ritrovamento di memorie oniriche: "L'invisibile si veste di memorie e di olfatti" o come tempo di "un nuovo toccare", Misuro mutazioni sulla pioggia che scroscia/Ogni goccia è macchiata da un peso diversi/le udiamo confessando false pene/Ogni giuntura scricchiola e l'enigma è liberarsi/dalle bende"; e dove probabilmente il senso più atteso risiede in quel labile sentimento di libertà dal dire e dal fare che la Casulli individua nella quiete dell'esule: [...Poi mi vedo di lato/Vedo lei/ Vedo la metà dei vivi/e malgrado l'implacabile lunghezza della notte/sento la quiete dell'esule/L'ardente battaglia volgere alla fine/...]. L’intensità del linguaggio, scardinato di regole, segnato talvolta da francesismi, è dato da una narrazione analogica e metaforica, ma anche dall'accostamento di parole appartenenti a piani sensoriali diversi, che permette alla Casulli di scandagliare le vie testuali e portare alla luce svariate corrispondenze, utili a comunicare le sue molteplici emozioni; non ci sono versi nella silloge che non siano suggestivi e d'interesse, anche in considerazione dell’ambiguità identitaria che li cavalca.  Il classico binomio “io e tu” è progressivamente superato da un punto di vista logico da un “voi”, ipotetico lettore, che rende la lettura più permeabile, lasciando spazio per un’ermeneutica del testo.
Questa esigenza tecnica della Casulli, già autrice di svariate raccolte di poesia, (tra cui Mundus Novus, Ediz. del Leone; Phitekoussai, racconti di un'isola, Ediz. Kairos; e Di là dagli alberi e per stagioni ombrose, Ediz. Kolibris) potrebbe spiegarsi come necessità di ritrovare una dimensione verginale della parola poetica, spogliandosi di vecchi abiti, quali il “noi” che ricorre come “vecchio inquilino empirico d’inganno”, o “ Ferita d’alibi per i più complicati - Non so” per un divenire, un movimento di mutevolezza talvolta espresso in “distratta radice”, talvolta in  un “me stesso azzurro senza nubi”. La produzione poetica “SARTIE, LUNE E ALTRI BASTIMENTI ” rappresenta nel complesso una traccia significativa, se non un punto di svolta per la Casulli sia nella definizione di una personale poetica che per quanto attiene la scrittura femminile in generale.

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