25 gen 2018

Virginia Woolf. L'attivista britannica a 136 anni dalla nascita.

Fonte: lestanzedicarta.blogspot.it
by Ilaria Cino
25 gennaio 2018




Virginia Adeline Woolf, per molti semplicemente Virginia Woolf, in vita fu salutata dagli ambienti letterari londinesi e dalla critica femminista degli anni '70 come una delle più grandi romanziere del XX secolo, nonché come uno dei principali personaggi modernisti nella lotta della parità di genere.
Nata a Londra il 25 gennaio del 1882 da Ethel Smyth, di famiglia artistica e Leslie Stephen, autorevole storico e critico letterario, entrambi vedovi alle seconde nozze, la Woolf manifestò precocemente la sua inclinazione letteraria: risale infatti al 1895 il giornale domestico "Hyde Park Gate News" in cui iniziò a scrivere le sue prime storie, insieme al fratello Thoby, dando vita ad una sorta di diario familiare. Sono di questi stessi anni gli incontri con personaggi di rilievo della società letteraria vittoriana che contribuiranno alla sua formazione culturale, tra cui Henry James, George Meredith, Thomas Stearns Eliot. La scrittura come espressione di emancipazione psicologica e sociale era presente nella Woolf sin dall'infanzia, come ci diranno poi alcune sue note affermazioni tratte dal "Diario di una scrittrice": [... Continuerò ad azzardare, a cambiare, ad aprire la mente e gli occhi, rifiutando di lasciarmi incasellare e stereotipare. Ciò che conta è liberare il proprio io: lasciare che trovi le sue dimensioni, che non abbia vincoli...]; e dal suo celebre saggio del 1929 "Una stanza tutta per sé": [... Blocca le tue biblioteche, se vuoi, ma non c'è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete porre sulla libertà della mia mente...]. 
A riguardo anche lo scrittore E. M. Forster scrisse di lei come di una creatura che possedeva "a world's instinct", un'istinto, una pulsione alla parola, individuando non solo un'amore incondizionato per la scrittura ma anche la capacità di catturare attraverso le parole aspetti profondi dell'esistenza. Virginia Woolf contribuì con la sua intensa attività letteraria a cambiare profondamente il ruolo delle donne nella società del tempo, esortando alla rottura di regole che negavano loro il diritto al lavoro, al voto e all'istruzione. Il suo fervore intellettuale traspare in tutte le sue scritture, dai saggi critici ai romanzi, dove i personaggi femminili sono dotati di uno straordinario potere emotivo e psicologico; come nel libro "La signora Dalloway" dove la protagonista in modo audace mette in dubbio le idee del marito, per cui le donne non erano tenute a controbattere le scelte del capofamiglia. Una vita, quella della Woolf, fatta di libri, di scrittura e di circoli intellettuali (il gruppo femminista "Le suffragette" e il celebre "Bloomsbury Group", da lei fondato nel 1905 dopo la morte del padre) ma anche di perdite familiari, abusi sessuali e crisi depressive che furono per la Woolf oggetto di narrazione, personaggi e dunque libri: [...Provo un'impressione stranissima, ora, come se fossimo tutti convolati in qualche enorme operazione: la sensazione di questa impresa - la vita: la capacità di morire: un'immensità che mi circonda. No- non riesco a esprimerla - lascerò che maturi in un romanzo, senza dubbio. E' così che nasce in me lo spunto da cui si coagula il libro...] (Diario di una scrittrice, Minimum Fax 2005, trad. di De Carlo G.). Nel mondo di Virginia Woolf il privato sfuma nell'immaginario facendo la grandezza dei suoi personaggi e del suo genio letterario, accolto con grande favore dagli ambienti letterari per la scelta di tecniche narrative che prediligevano il romanzo interiore, sulla scia di Marcel Proust in Francia, Italo Svevo in Italia e James Joye in Irlanda. Fino all'ultimo istante della sua vita la Woolf ebbe un rapporto intimo con la scrittura, dedicando le sue ultime parole al marito Leonard, poco prima del suicidio nei pressi del fiume Rodmell, avvenuto nel 1941. Leggendo la vita e le opere della Woolf, non si può non sentire, a mio avviso, una fatica ad abbandonare la carta o ciò che considerava felicità[... Eppure l'unica vita eccitante è quella immaginaria. Appena metto in moto le rotelle nella mia testa non ho più bisogno di soldi o di vestiti...] (Diario di una scrittrice, Minimum Fax 2005, trad. di De Carlo G.); come se per lei la morte vera non fosse quella fisica ma risiedesse nell'incapacità a sognare e a scrivere, dovuta all'avanzare della malattia mentale.

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